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Sindrome di Pompe

 

Introduzione


La Malattia di Pompe è una malattia rara progressiva geneticamente ereditata, vale a dire trasmessa ai figli quando entrambi i genitori presentano un gene difettoso. Questa malattia provoca debolezza muscolare che si aggrava nel corso del tempo, causando spesso problemi respiratori. Le persone che soffrono di questa malattia sono carenti di un enzima chiamato alfa-glucosidasi acida o maltasi acida. Questo enzima è necessario per scomporre il glicogeno, una forma di zucchero accumulata nelle cellule muscolari. Quando nelle cellule muscolari si deposita una quantità eccessiva di glicogeno, le cellule si danneggiano e i muscoli non sono più in grado di funzionare correttamente. Dato che l’enzima in questione si trova in una parte della cellula chiamata lisosoma, la Malattia di Pompe viene inserita nel gruppo delle malattie da accumulo lisosomiale. Inoltre, dato che interessa i muscoli, viene anche definita una malattia neuromuscolare.

I sintomi della Malattia di Pompe possono manifestarsi in qualsiasi momento della vita dall’infanzia all’età adulta. I pazienti ricevono di conseguenza una diagnosi di Malattia di Pompe ad insorgenza infantile oppure ad insorgenza tardiva.


Eziologia

La Malattia di Pompe è una delle malattie rare che vengono trasmesse per via genetica in seguito ad una mutazione (o cambiamento) dei geni. I geni sono costituiti da DNA, il materiale chimico che determina le caratteristiche peculiari di ogni singolo essere umano. Ogni gene contiene codici per la produzione delle proteine che consentono al corpo umano di funzionare. Tuttavia, quando interviene una mutazione del gene, questo processo viene alterato. La Malattia di Pompe è causata da una mutazione genetica che blocca la produzione di un enzima (un tipo di proteina) chiamato alfa-glucosidasi acida. Tale mutazione genetica provoca danni muscolari in tutto il corpo. La Malattia di Pompe si manifesta esclusivamente se si ereditano (o ricevono) 2 copie del gene difettoso, una da ogni genitore. Si parla di eredità autosomica recessiva (autosomico significa che il gene difettoso è localizzato su uno dei cromosomi, detti autosomi, non coinvolti nella trasmissione dei caratteri sessuali; recessivo significa che sono necessarie 2 copie difettose del gene affinché si manifesti la malattia). Se si eredita una copia del gene difettoso da un solo genitore, non si sviluppa la malattia, ma si diventa portatore della malattia. Sebbene i portatori non sviluppino i sintomi della Malattia di Pompe, essi possono comunque trasmetterla ai loro figli se anche il loro partner è portatore del gene difettoso. Sebbene ciascuno di noi sia portatore di mutazioni genetiche, è raro trovare un partner che sia portatore di una mutazione nello stesso gene.

Se entrambi i partner sono portatori, ad ogni gravidanza si ha:

il 25% di probabilità di avere un bambino sano che eredita 2 copie normali del gene;
il 50% di probabilità di avere un bambino sano, ma portatore (il bambino eredita il gene difettoso da 1 solo genitore);
il 25% di probabilità di avere un bambino con la Malattia di Pompe.



Se un genitore è affetto dalla malattia, mentre l’altro non è portatore, tutti i bambini diventano portatori, ma non sviluppano la Malattia di Pompe.


Segni e Sintomi


Insorgenza infantile


La Malattia di Pompe ad insorgenza infantile, la forma della malattia più aggressiva e ad esito fatale, compare di norma entro i primi 6 mesi di vita. L’eccessiva debolezza muscolare è la manifestazione più evidente della malattia. I neonati con la Malattia di Pompe appaiono ipotonici e non sono in grado di sollevare il capo. È possibile che non riescano a sedersi, a rotolare o a trascinarsi, mentre gli altri bambini della loro età sono in grado di farlo. La debolezza muscolare progredisce rapidamente. La respirazione, la suzione e la deglutizione diventano estremamente difficili. Il cuore, il fegato e la lingua si ingrossano. Il crescente indebolimento del cuore provoca insufficienza cardiaca e respiratoria. Lo sviluppo mentale non sembra essere influenzato dalla malattia.


Insorgenza tardiva

La Malattia di Pompe ad insorgenza tardiva può comparire in età pediatrica o in età adulta. Il graduale indebolimento muscolare e i problemi respiratori sono i sintomi principali. Il primo sintomo è spesso la debolezza degli arti inferiori, che provoca un’andatura traballante o barcollante. I pazienti possono manifestare dolori muscolari ed essere soggetti a frequenti cadute. I bambini più grandi possono essere spesso soggetti allo sviluppo di una curvatura anomala della colonna vertebrale (lordosi, cifosi o scoliosi) che permane fino all’età adulta. La Malattia di Pompe interessa uno dei muscoli più importanti utilizzati per la respirazione, il diaframma. Questo muscolo si trova proprio sotto i polmoni e il cuore, e separa il torace dall’addome. Con il progressivo indebolimento del diaframma, la respirazione diventa più difficile, soprattutto durante il sonno. Ne conseguono mal di testa mattutini e sonnolenza diurna. I bambini affetti dalla Malattia di Pompe possono avere difficoltà a stare al pari dei loro coetanei quando svolgono attività fisiche. Gli adulti possono stancarsi facilmente e rimanere senza fiato dopo aver svolto attività fisiche oppure aver salito le scale. Alcuni soffrono di dolore alla parte bassa della schiena. L’ingrossamento del cuore o del fegato si nota raramente in questa forma tardiva della malattia. È importante ricordare che la malattia progredisce più o meno rapidamente in ogni paziente e che alcuni bambini e adulti presentano sintomi meno gravi rispetto ad altri.


Diagnosi

Una diagnosi precoce è molto importante a causa della progressione rapida e della natura invalidante della malattia. Poiché la malattia di Pompe è una patologia rara e i segni e i sintomi di malattia sono sovrapponibili ad altre malattie neuromuscolari, una corretta diagnosi viene spesso posta solo dopo qualche tempo dalla comparsa dei primi sintomi.

La conferma diagnostica della Malattia di Pompe richiede la dimostrazione della ridotta attività dell’enzima malfunzionante. L’attività residua dell’enzima può essere rilevata rapidamente e accuratamente, analizzando poche gocce di sangue essiccato su speciale carta bibula (dried blood spots tecnology - DBS). L’attività dell’enzima può essere inoltre misurata utilizzando il tessuto prelevato mediante una piccola incisione della cute (c.d. biopsia cutanea), anche se quest’ultimo metodo può richiedere più di 6 settimane per avere i risultati. La biopsia muscolare, ossia il prelievo di un piccolo frammento di un muscolo mediante un intervento chirurgico in anestesia locale, è uno strumento utile per confermare mediante l’analisi enzimatica una corretta diagnosi, ed è ancor più vantaggioso in quanto consente di evidenziare anche la presenza di lesioni a carico del tessuto muscolare.

Per questa ragione consigliamo alla famiglia del malato di rivolgersi a centri accreditati per la diagnosi e cura della Malattia di Pompe. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito della Associazione Italiana Glicogenosi.