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Donazione sangue cordonale e cellule CSE

 

LA VITA DALLA VITA

 

Il sangue contenuto nel cordone ombelicale (SCO) di neonati a termine è molto ricco in cellule staminali ematopoietiche (CSE) immature dotate di un’elevata capacità di duplicarsi e di una minor capacità di indurre una reazione immunologica alloreattiva. Questa preziosissime cellule possono quindi essere utilizzate in alternativa al midollo osseo per i pazienti affetti da patologie che hanno come trattamento di scelta il trapianto di midollo.

Da più di 20 anni, da quando un piccolo bimbo francese affetto da Anemia di Fanconi è stato trattato con successo con un trapianto da SCO, sono stati eseguiti numerosi trapianti, grazie alla creazione di Banche per il congelamento del sangue cordonale, raccolto sia da donatori familiari che volontari. Attualmente, circa il 3% delle unità di SCO conservate nelle banche pubbliche è stato utilizzato a scopo di trapianto il che significa che circa il 20% di tutti i trapianti eseguiti al mondo è stato possibile grazie all’utilizzo di CSE del SCO. Negli ultimi anni, i dati scientifici depongono per una progressiva espansione delle applicazioni cliniche in futuro.

La procedura di raccolta è semplice, quando eseguita in reparti adeguati e da mani competenti, addestrate e periodicamente aggiornate. Immediatamente dopo la nascita del neonato con parto spontaneo o taglio cesareo, avviene il taglio del cordone e si incanula la vena ombelicale, per la raccolta del sangue contenuto nella placenta e nel cordone ombelicale in una apposita sacca con una metodica che non comporta alcun rischio né per la madre né per il neonato. Entro le successive 36 ore, la sacca contenente le preziose CSE viene congelata in azoto liquido, attraverso un sistema computerizzato e resta poi criopreservata per parecchi anni. Studi recenti hanno dimostrato che le CSE contenute in unità cordonali criopreservate 20 anni prima, al momento delle scongelamento mantengono inalterate le loro potenzialità ematopoietiche e quindi la loro capacità di ripopolare il midollo osseo di un paziente in attesa di trapianto.

Qualora un paziente affetto da una patologia ematologica o da una malattia per la quale si pone l’indicazione al trapianto di midollo, può essere utilizzato il SCO sia di un donatore familiare che di un donatore da banca, purchè sia HLA identico, ovvero siano rispettati i criteri di compatibilità. Questo tipo di trapianto presenta alcuni vantaggi, tra i quali soprattutto: la pronta disponibilità del materiale congelato (che riduce drasticamente i tempi, spesso molto lunghi, usualmente necessari per la ricerca di un donatore adulto compatibile col paziente); la possibilità di evitare al donatore il prelievo del midollo in anestesia generale ed in regime di ricovero, donatore che talora è un fratellino/sorellina molto più piccolo del paziente (sia in età che in peso, con i conseguenti problemi di volume ematico). Ci sono però anche alcuni svantaggi tra i quali soprattutto il numero limitato di CSE raccolte e congelate che consente quindi di poter essere utilizzato solo in caso di riceventi di peso corporeo relativamente basso: usualmente in età pediatrica si riesce a reperire nelle banche di SCO una unità che abbia una cellularità adeguata. Nel caso il paziente sia un adulto o comunque di peso elevato, negli ultimi anni si sono attivate una serie di strategie scientifiche molto innovative che vanno dall’utilizzo di due unità diverse di SCO alla infusione direttamente all’interno dell’osso del ricevente.

Alla luce di questi risultati scientifici molto incoraggianti che hanno condotto i vari centri trapianti ad incrementere il numero di procedure trapiantologiche da SCO, negli ultimi due anni, nel nostro Paese, si è andato definendo con precisione anche il quadro legislativo che regolamenta la gestione delle banche di SCO, sia per le “donazioni solidali” sia per “uso dedicato”.

Nel caso di raccolta “per uso dedicato”, dopo una preliminare ordinanza del 4 Maggio 2007, il decreto ministeriale 18 Dicembre 2009 (“disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue di cordone ombelicale per uso autologo-dedicato”), dà delle indicazioni molto precise riguardo le patologie per le quali è indicato il trapianto da SCO ed anche i rapporti di parentela. Questi implica che è indicata la raccolta del SCO solo qualora nel nucleo familiare sia presente un paziente che potrebbe avere indicazione trapiantologica e la richiesta venga formulata dal centro specialistico di onco-ematologia, previa acquisizione dei consensi informati firmati da entrambi i genitori (se si parla di pazienti minorenni). Qualsiasi richiesta differente verrà attentamente vagliata da una commissione di esperti istituita ad hoc per le donazioni per”uso dedicato”.

Nel caso invece di “donazioni solidali”, il decreto ministeriale 18 Novembre 2009 definisce i dettagli dei requisiti minimi delle banche che afferiscono alla rete nazionale di banche di SCO, delle tipologie di conservazione consentite nel nostro Paese e la nuova procedura di esportazione del SCO presso le banche estere (Accordo Stato Regione del 29 Aprile 2010). In totale accordo con le disposizioni ministeriali, nell’Agosto 2010, il GITMO (gruppo italiano per il trapianto di midollo osseo, cellule staminali e terapia cellulare), sulla base di aspetti etico/sociali, scientifici e di qualità/sicurezza,  “ribadisce l’importanza strategica di promuovere la donazione solidaristica del SCO per un accesso equo che garantisca a TUTTI la possibilità di cura con SCO”. Questo importante documento ci consente di sottolineare un aspetto molto rilevante della “donazione solidaristica” di SCO: purtroppo, è tristemente noto nei centri trapianto che circa il 30% degli sfortunati pazienti in attesa di trapianto di CSE non riescono a trovare un donatore compatibile nelle banche internazioni e solo grazie ad un incremento del numero di unità di SCO potrebbero avere la possilità di ricevere le adeguate cure per una patologia che, se non adeguatamente trattata, ha inesorabilmente un esito infausto, talora anche in tempi molto brevi. Contestualmente, il GITMO tocca un altro punto fondamentale: si ribadisce “la NON utilità della conservazione autologa, al di fuori delle indicazioni cliniche previste dalla normativa, come da evidenze scientifiche consolidate”.

E’ inoltre meritevole di un commento il fatto che le banche estere promuovono la raccolta per uso autologo facendo leva sulla spinta emotiva di voler garantire ai propri figli una ipotetica possibilità terapeutica per una altrettanto ipotetica patologia che forse interesserà i propri figli, e tenendo presente che le patologie per le quali è indicato il trapianto di CSE hanno un’incidenza estremamente bassa.

Il bancaggio del SCO ha anche un importante effetto negativo sulla popolazione generale in quanto introduce una variabile di discriminazione sociale particolarmente sgradevole, essendo la conservazione privata del SCO appannaggio solo delle famiglie dotate di risorse economiche necessarie e quindi in disaccordo con il concetto di una sanità equa ed universale.

Dal punto di vista della qualità e sicurezza, non sembra esserci evidenza che le banche private che si occupano della criopreservazione ad uso autologo, a differenza della rete nazionale, si attengano ai rigorosi standard di qualità per la raccolta, processamento e bancaggio delle unità di SCO e quindi il GITMO ha dichiarato ufficialmente che le unità di SCO lì depositate NON potranno MAI essere utilizzate dai centri trapianto per il trapianto di CSE”.

In conclusione, fatta eccezione per le raccolte “dedicate” a fratelli/sorelle affetti da patologie per le quali sia comprovata l’efficacia del trapianto di CSE, si ritiene opportuno caldeggiare esclusivamente la donazione volontaria e solidaristica del SCO per aumentare il numero di unità conservate nelle banche nazionali, consentendo ai vari centri trapianto di midollo di curare un numero sempre maggiore di pazienti.

 

 

 

Dr.ssa Daniela Longoni